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Prometeo, il canguro azzurro: sul palco del Teatro Biondo uno spettacolo in italiano e arabo

Prometeo. Il Canguro azzurro riunisce un ensemble transnazionale di artisti e attori provenienti dalle due sponde del mar mediterraneo, Italia e Tunisi, per lavorare a una riscrittura originale liberamente ispirata alla figura di Prometeo. Recitato in italiano e arabo (con soprattitoli), la nuova creazione teatrale diretta da Simone Mannino, artista, regista e scenografo di origini siciliane che vive e lavora tra l’Italia e l’estero, ideata e scritta con Lorenzo Marsili scrittore politico, in collaborazione con la drammaturga svizzera Eva-Maria Bertschy, esplora in un momento di incipiente collasso climatico e di profonda crisi sistemica, il rapporto con la fiamma delle techne, oscillando tra strumento di liberazione e nuova schiavitù. 

Coordinato nella produzione esecutiva da Atelier Nostra Signora, ensemble artistico e teatrale diretto da Mannino, il quale – proprio attraverso questa trasposizione di Prometeo in Sicilia - getta le basi per un nuovo progetto teatrale sul Mediterraneo capace di coinvolgere attori da entrambi le sponde del mare. Al centro del suo Prometeo, ha spiegato il regista, «non vi è tanto l’idea di un luogo, quanto un’idea politica dei luoghi». Nel ruolo di Prometeo Jamel Madani, interprete di lungo corso del Teatro Nazionale di Tunisi, volto del cinema tunisino e oggi artista indipendente. Al suo fianco un cast di attori internazionali: Aymen Mabrouk (artista impegnato, attore di cinema e teatro, nel cast della serie tv Netflix “Black Crown”), Mariem Sayeh (attrice di cinema e teatro, circus performer e contemporary dancer), e Giorgio Coppone (attore e aerial performer).

Anteprima studio il 23 ottobre ore 21 alla Sala Grande del Teatro Biondo di Palermo. Lo spettacolo proposto in forma di studio preview è inserito all’interno di Between Land and Sea, festival internazionale di cultura e politica inaugurato il 19 ottobre scorso, promosso da Studio Rizoma, la Biennale di Tunisi Dream City e il Teatro Nazionale di Brema (Germania). Il debutto nazionale di Prometeo. Il Canguro azzurro sarà al Teatro Biondo di Palermo a fine 2022, in una coproduzione internazionale Atelier Nostra Signora, Teatro Biondo di Palermo, Theater Bremen, finanziato dalla Fondazione Kulturstiftung des Bundes, Germania.

In via eccezionale per il Festival, nella formula internazionale dell’open studio proposta dalla kermesse, sarà possibile assistere al Prometeo.

Il canguro azzurro 

Il “Prometeo” moderno a firma del regista Simone Mannino è una tragedia filosofica, un manifesto scenico e un dramma politico in tre movimenti, basato su una riscrittura originale liberamente ispirata alla figura mitologica di Prometeo. Il mito di Prometeo rappresenta una delle narrazioni più potenti sul rapporto fra umanità, natura e progresso. In questa riscrittura Prometeo è letteralmente buttato giù dalla rupe in mare. Rovesciando l’elemento del fuoco, caratteristico della tradizionale punizione inferta al Titano, nel suo opposto. Ripescato e imprigionato in uno spazio asettico da un’umanità che si è oramai sostituita agli dei, Prometeo, ricongiunto ad Hermes, suo compagno di stanza, e visitato da numerose apparizioni, si confronterà con fondamentali interrogativi sulla natura umana. In un contesto di incipiente collasso climatico e di profonda crisi di sistema, l’opera esplora il rapporto umano con la fiamma della techne e con la tentazione della hybris del dominio dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura.

Uno spettacolo in cui si mescolano linguaggi differenti, non solo artistici, e riflessioni sulle fratture della nostra contemporaneità. Ambientato in una società post-atomica, si affrontano temi come i cambiamenti climatici, le guerre, le migrazioni, lo sfruttamento della Terra, l’accidia e l’onnipotenza degli uomini. Il Mediterraneo e la dimensione dei porti. Ed è tra questi anfratti di dolorosa umanità che si trova la rupe di Prometeo, che Mannino immagina come un’isola di un bianco allucinato, stanza inferma e costretta in un futuro prossimo dal quale Prometeo sempre ci parla. Dalla sua solitudine, quella dell’uomo moderno, ci giunge la sua voce forte, potente e a volte sussurrata che incarna il lamento poetico ed esistenziale di Oscar Wilde nella sua "Ballata del carcere di Readinge": «Ogni uomo uccide ciò che ama». Un Prometeo politico, duro, allucinato, ma anche uno spettacolo che parla di amore, quello di un dio umano che ama la sua creazione, nonostante la corruzione e la sete di distruzione a cui l’uomo ha ceduto. In uno scenario minimalista, asettico, quasi ‘nosocomio’, speranza e perseveranza apocalittica entreranno in collisione.

Verso un ensemble del Mediterraneo 

I lavori di Mannino si sviluppano sempre intorno a una geografia di culture che si innestano l’un l’altra, una compresenza che risponde all’imperativo di contaminazione. Ogni attore è portatore di un linguaggio corporale differente, la propria azione scenica è espressione della tradizione teatrale del proprio Paese, una scala cromatica emotiva che diventa attraversamento culturale. Questo open studio è anche occasione per il regista palermitano di portare avanti la costruzione di un “Ensemble del Mediterraneo” formato da artisti provenienti da culture e luoghi differenti, che possano confrontarsi e sperimentare nuove forme di teatro e arte. Al centro dell’Ensemble Mediterraneo - come ha detto recentemente il regista durante una conversazione a tre voci con l’attore Jamel Madani e la drammaturga Eva-Maria Bertschy (in allegato) - "però, non è tanto l’idea di un luogo, quanto un’idea politica dei luoghi. Da questo - ha spiegato Mannino - si potrebbe nel tempo costruire un circuito teatrale Mediterraneo. «Strano spettacolo, raschiare i fondali e vedere corpi pioverti addosso. Ne ho visti a milioni, nuotando sopra Tunisi, Palermo, Alessandria, Marsiglia, Algeri, Atene, Beirut, Barcellona, Tel Aviv, Istanbul, Tangeri, Tripoli..., dice Prometeo nello nostro spettacolo".

Nota bene: ingresso solo su invito

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